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𝐂𝐎𝐍𝐅𝐀𝐑𝐓𝐈𝐆𝐈𝐀𝐍𝐀𝐓𝐎 𝐄 𝐀𝐑𝐓𝐈𝐆𝐈𝐀𝐍𝐈 𝐃𝐄𝐋 𝐆𝐄𝐋𝐀𝐓𝐎 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐧𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐥 𝐌𝐀𝐑𝐂𝐇𝐈𝐎 𝐃𝐈 𝐑𝐈𝐂𝐎𝐍𝐎𝐒𝐂𝐈𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎 ” 𝐆𝐄𝐋𝐀𝐓𝐎 𝐃𝐈 𝐓𝐑𝐀𝐃𝐈𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍𝐀”

Confartigianato e altre associazioni hanno presentato ufficialmente al Senato la proposta per l’istituzione della denominazione ufficiale di “Gelato di tradizione italiana”. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di riconoscere, tutelare e valorizzare un comparto simbolo del patrimonio alimentare nazionale, rappresentato in Italia da 9.345 laboratori di gelateria, di cui ben 6.126 appartenenti all’artigianato. La proposta, corredata da un dettagliato disciplinare di produzione, è stata illustrata al presidente della Commissione Industria del Senato. La Commissione ha manifestato piena disponibilità a individuare l’iter normativo più idoneo per introdurre la denominazione all’interno dell’ordinamento italiano. Il disciplinare: materie prime e lavorazione fresca Il disciplinare presentato dalle categorie fissa in modo chiaro requisiti, selezione degli ingredienti e metodi di preparazione. In base alle linee guida elaborate, il “Gelato di tradizione italiana” si definisce per: Trasparenza per i consumatori e tutela dei laboratori La denominazione proposta non vuole essere un semplice marchio promozionale, ma una garanzia ancorata a parametri precisi e verificabili, in grado di generare valore su più livelli. I prossimi passi istituzionali L’esito positivo dell’incontro alla Commissione Industria del Senato segna il primo passaggio ufficiale di un percorso che Confartigianato, CNA e Conpait auspicano possa tradursi in tempi rapidi in un riconoscimento legislativo effettivo a tutela del settore.

AI Act europeo, dal 2 agosto nuove regole sulle immagini generate e manipolate con Intelligenza Artificiale

Dal 2 agosto 2026 è entrata ufficialmente in vigore la “Fase 2” del Regolamento Europeo sull’Intelligenza Artificiale, #AIAct, che introduce nuovi obblighi di trasparenza per i contenuti visivi creati o modificati con l’intelligenza artificiale. Le regole riguardano anche fotografi, grafici e imprese ICT, chiamati a rendere riconoscibili le immagini sintetiche e le manipolazioni che alterano la realtà. «La norma non vieta l’uso dell’intelligenza artificiale e non interviene sul normale lavoro di post-produzione. Chiede però che il pubblico e i clienti possano distinguere uno scatto reale da un contenuto generato o manipolato da un algoritmo», spiega Fabrizio Peresson, Presidente di Confartigianato Comunicazione. Non richiedono etichetta gli interventi ordinari, come la correzione di luci e colori, la levigatura della pelle, lo scontornamento o la rimozione di elementi di disturbo. L’obbligo scatta invece per immagini create interamente con l’IA e per i cosiddetti deepfake, contenuti realizzati da intelligenza artificiale per far apparire reali persone, dichiarazioni o eventi che non lo sono. La sostituzione dello sfondo con un paesaggio inesistente va valutata in base all’uso: l’etichetta è necessaria quando l’immagine viene presentata come reale, non quando si tratta di una composizione pubblicitaria o artistica.Le disposizioni riguardano anche la conservazione dei metadati e dei watermark di tracciabilità, l’informazione del personale e l’indicazione dell’uso dell’IA nei preventivi e nei contratti.Confartigianato Comunicazione ha predisposto una scheda di sintesi con le prime indicazioni operative. Gli associati possono richiederla alla propria Associazione territoriale, telefonando al numero 015 8551710